24/02/2008

Lettera di Don Milani a Francuccio Gesualdi, 4 aprile 1967

"Stasera ho provato a mettere un disco di Beethoven per vedere se posso ritornare al mio mondo e alla mia razza e sabato far dire a Rino : - Il priore non riceve perchè sta ascoltando un disco - . Volevo anche scrivere sulla porta - I dont care più - , ma invece me ne care ancora molto."

"Fare gruppo" comporta inevitabilmente uno sforzo collettivo. Molto spesso non è facile mantenere vivi i fervori e le attese di ognuno, si rischia di rintanarsi nei propri egoismi e in false emozioni. E' capitato a tutti di fermarsi dopo una corsa lunga e faticosa, per mancanza di fiato, ma non è meno doloroso fermarsi quando la corsa è lenta e arriva a stancarci tanto che ci porta a desiderare qualcos'altro, come la sosta. Questo è capitato anche al nostro circolo, perchè siamo umani e le passioni che ci caratterizzano sono finite e deboli. Basta una caduta per disimpegnarci, un insuccesso, una pausa troppo oziosa. Il punto è accorgersi che dentro pulsa ancora qualcosa. Saper riconoscere che oltre alla temporanea mancanza di interesse c'è il bisogno di ricominciare per un nuovo percorso. "Volevo scrivere sulla porta I DON'T CARE PIU', ma invece me ne care ancora molto." Ci care ancora molto perchè il nostro interesse parte dall'alto. Parte dalla Bellezza e dalla Verità, parte da ciò che abbiamo desiderato con tutti noi stessi ed è stato possibile, parte da una cosa strana e magnifica che si chiama Fede, una lente d'ingrandimento che ci fà vedere ciò che sfugge alle nostre distratte capacità e sensibilità, ma allo stesso tempo ci rimpicciolisce quando la giriamo verso noi stessi, quando ci dimentichiamo che dietro di noi c'è un progetto molto più ampio, che qualcuno chiama Amore e noi chiamiamo Dio.

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